Altare Parrocchia Santo Spirito di Merano - Elemosina

A cura del Consiglio Pastorale Parrocchiale

Nel cammino della Quaresima la Chiesa ci propone tre strade per rinnovare il nostro rapporto con Dio e con gli altri: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Su quest’ultima vogliamo soffermarci oggi.

Spesso pensiamo che l’elemosina significhi semplicemente dare qualcosa a chi è nel bisogno: qualche moneta, un’offerta, un aiuto materiale. Ma nella tradizione cristiana l’elemosina ha un significato più profondo. Non è soltanto un gesto di generosità, ma un modo per cambiare il nostro sguardo sugli altri e sul mondo.

Nel Vangelo Gesù ci invita a non fare l’elemosina per essere visti o lodati dagli altri. Il bene, dice, va fatto nel silenzio, quasi di nascosto. Questo ci ricorda che l’elemosina non è un gesto per metterci a posto la coscienza o per sentirci migliori, ma nasce da un cuore che si accorge dell’altro.

E accorgersi dell’altro significa riconoscere che ciò che abbiamo non è solo nostro. I beni materiali, ma anche il tempo, l’attenzione, le capacità e i talenti che possediamo sono doni che ci sono stati affidati. Condividerli significa riconoscere che siamo parte di una stessa famiglia umana.

Papa Francesco ci ha ricordato spesso che la carità non è mai un gesto freddo o distante. Non è soltanto dare qualcosa, ma incontrare qualcuno. È uno sguardo che riconosce la dignità dell’altro, una mano tesa che non giudica ma accompagna.

In fondo l’elemosina non cambia soltanto la vita di chi riceve, ma trasforma anche il cuore di chi dona.
In questa settimana di Quaresima possiamo provare a fare un piccolo passo concreto: scegliere consapevolmente un gesto di generosità. Può essere un aiuto a chi è nel bisogno, un sostegno a una realtà di solidarietà, ma anche semplicemente dedicare tempo, ascolto e attenzione a qualcuno che spesso passa inosservato.

La vera carità è una scelta che rompe le distanze e ci rimette in contatto con la dignità degli altri. È lì che l’amore smette di essere una parola e diventa un fatto.

Riflessione per la Quarta domenica di Quaresima