Scuola della Parola 2.6.15

Pubblicato giorno 2 giugno 2015 - Scuola della Parola - Abramo

Il capitolo 20 riprende il tema della bellezza di Sara e dello stratagemma di Abramo di dichiararla come sua sorella.

Qui il foglietto:

Scuola della Parola 2.6.15 web

Qualche spunto di riflessione riguardo la moglie di Lot, di cui si parla nel capitolo 19:

LA MOGLIE DI LOT

DI WISLAWA SZYMBORSKA

Guardai indietro, dicono, per curiosità,
ma, curiosità a parte, potevo avere altri motivi.
Guardai indietro rimpiangendo la mia coppa d’argento.
Per distrazione – mentre allacciavo il sandalo.
Per non dover più guardare la nuca proba
di mio marito, Lot.
Per l’improvvisa certezza che se fossi morta
non si sarebbe neppure fermato.
Per la disobbedienza degli umili.
Per tendere l’orecchio agli inseguitori.
Colpita dal silenzio, sperando che Dio ci avesse ripensato.
Le nostre due figlie stavano già sparendo oltre la cima del colle.
Sentii in me la vecchiaia. Il distacco.
La futilità del vagare. Il torpore.
Guardai indietro posando per terra il fagotto.
Guardai indietro non sapendo dove mettere il piede.
Sul mio sentiero erano apparsi serpenti,
ragni, topi di campo, piccoli di avvoltoio.
Non più buoni nè cattivi – ogni cosa vivente
strisciava e saltava in un panico collettivo, semplicemente.
Guardai indietro per solitudine.
Per la vergogna di fuggire di nascosto.
Per la voglia di gridare, di tornare.
O forse solo quando si alzò il vento
che mi sciolse i capelli e sollevò la veste.
Mi parve che dalle mura di Sodoma lo vedessero
e scoppiassero in risa fragorose più e più volte.
Guardai indietro per l’ira.
Per saziarmi della loro grande rovina.
Guardai indietro per molte ragioni.
Guardai indietro non per mia volontà.
Fu solo una roccia a girarsi, ringhiando sotto di me.
Fu un crepaccio a tagliarmi d’improvviso la strada.
Sul bordo trotterellava un criceto ritto su due zampette.
E fu allora che entrambi ci voltammo a guardare.
No, no. Io continuavo a correre,
mi trascinavo e sollevavo,
finché il buio non piombò dal cielo,
e con esso ghiaia ardente e uccelli morti.
Mancandomi l’aria, mi rigirai più volte.
Chi mi avesse visto poteva pensare che danzassi.
Non escludo che i miei occhi fossero aperti.
E’ possibile che sia caduta con il viso rivolto verso la città.

Una interpretazione antropologica e cristiana: qui

Un’interpretazione ebraica: qui

Condividi su:   Facebook Twitter Google

Lascia un commento

  • (will not be published)